Nelle feste dionisiache venivano portati in processione un enorme cratere ed un fallo di creta. Dioniso insegna l’amore libero, estatico, col suo sangue (vino) ci libera dalle inibizioni (a Roma venne identificato col Liber Pater) e nell’orgia ci insegna un amore non possessivo, dunque non materiale…. Da qui Nietsche ci insegna: nell’Apollineo sta il Dionisiaco e viceversa. Dal Caos orgiastico nasce l’ordine della coscienza (appunto l’apollineo) e nell’ordine vi è la radice caotica.
Nel culto romano Dioniso fu assimiliato al Liber Pater, dio cui era sacro il 17 di Marzo, giorno in cui i giovani iniziati all'età virile ed alla cittadinanza ricevevano la "toga virile". In questo suddetto giorno di festa vi era molta ilarità e si libava vino agli dei. Ai giovani iniziati veniva consegnata la bulla, contenente gli amuleti che dovevano difenderli dalle strigi, questa veniva poi conservata nel Larario e consacrata al Lare familiare.Il giovane, specie se appartenente alle famiglie "più in vista", era condotto in corteo in Campidoglio (Servio: "cum pueri togam virilem sumpserint ad Capitolium eunt", Eclog. 4.50; secondo De Marchi è probabile che i circoli imperiali "si servissero" del sacello di Iuventas in Palatio eretto da Augusto, mentre è altrettanto probabile a suo avviso che le famiglie di più modesta fortuna anzichè recarsi in Campidoglio si limitassero, chiaramente dietro pagamento, a far compiere il sacrificio nel contesto dell'assunzione della toga virilis alle sacerdotesse di Libero, "vecchie coronate d'edera" che in quel giorno sedevano, secondo Varrone, per tutta la Città), dove con ogni probabilità offriva un sacrificio invocando Iuppiter e versava, secondo un uso riportato da Dionisio di Alicarnasso, una moneta nella cassa di Iuventas.Cosa abbastanza curiosa è l'uso irlandese di festeggiare questa data come festa di S. Patrizio, giorno di ilarità e di licenza alcolica.Il carattere del vino come sangue della divinità è prettamente tradizionale: lo troviamo in Magna Grecia nelle pinakes di Locri, dove Dioniso porta l’uva e Demetra il grano. Nei rilievi assiri del II millennio a.C. vediamo le divinità consegnare ai sovrani l’uva e il grano, dai quali dovranno farne pane e vino da offrire agli dei per averne i favori, nei Mitrei si svolgevano banchetti col pane e col vino (il culto di Mitra è indoeuropeo e molto antico, le sue tracce si riscontrano in Iran e in India da tempi immemori); ciò mostra il carattere tradizionale antichissimo del rito dell'offerta del pane e del vino.Da queste poche osservazioni possiamo ritrovare nel mito e nel culto di Dioniso degli elementi simbolici tipici delle tradizioni indoeuropee e mediterranee. Se per i cristiani il mistero della fede sta nel graal, per gli antichi padri della Grecia e dell'Italia stava nel cratere di Dioniso. N.B.: il presente articolo nasce da considerazioni effettuate nei seguenti forum virtuali: http://www.portadigiano.net/forum/viewtopic.php?t=91 http://www.portadigiano.net/forum/viewtopic.php?t=614
Posted in MITHOLOGIA ET PIETAS blog di Giuseppe M. D. Barbera | accedi o registrati per inviare commenti | letto 387 volte
Inserito da Giuseppe M. D. ... il Gio, 22/03/2007 - 22:17
